Standing at the corner drinking coffee

I am standing at the corner drinking hot black coffee. This is my wordscape, soundscape and landscape.

twitter.com/marfalbo:

    “And I
I taught myself how to grow
Without any love and there was poison in the rain
I taught myself how to grow
Now I’m crooked on the outside, and the inside’s broke” (R. Adams)

    “And I
    I taught myself how to grow
    Without any love and there was poison in the rain
    I taught myself how to grow
    Now I’m crooked on the outside, and the inside’s broke” (R. Adams)

    — 1 year ago
    #iphoneography  #red  #old  #chair  #soundscape 
    Copying Richard Long. Or inspired by Richard Long (more flattering..)

    Copying Richard Long. Or inspired by Richard Long (more flattering..)

    — 1 year ago
    #iphoneography  #hipstamatic  #london  #blackandwhite  #landscape 
    Storia di una notizia falsa

    Una nuova storia di notizie-che-non-lo-erano racconta spettacolarmente
    le contraddizioni e le tortuose vie dell’informazione accurata e
    trascurata italiana. La racconto vista dalla redazione del Post, ma
    sarebbe bello avere altri punti di vista, visto che coinvolge direttori
    e giornalisti di molti giornali italiani.

    Domenica una ragazza nera di vent’anni ha raccontato alla polizia di
    essere stata aggredita da alcune persone che le hanno dato fuoco e
    hanno scritto “KKK” sulla sua macchina, in un parco a Winnsboro in
    Louisiana. La notizia ha avuto spazio nella stampa locale e delle brevi
    sui siti di news nazionali, in spazi molto marginali: probabilmente,
    come avviene di solito con i media americani, in attesa di maggiori
    informazioni. Al Post neanche ce ne siamo accorti, quel giorno,
    confesso.

    Cambio scena. Martedì mattina il Corriere della Sera annuncia con
    comprensibile orgoglio, sia con editoriali sul giornale di carta, che
    sul sito e sui social network, di avere fatto un accordo col sito
    Factchecking.it, per coinvolgere i lettori nella verifica sulle notizie
    pubblicate. Factchecking.it è una bella iniziativa nata la scorsa
    primavera, che sul Post raccontò allora un suo fondatore: e così
    martedì mattina ci uniamo su Twitter ai complimenti al Corriere per
    l’idea di sfruttarla. Il problema della scarsa affidabilità e verità
    delle notizie pubblicate sui media italiani non devo stare io a
    spiegarvelo, né a misurarne la dimensione: sarei ridondante e noioso
    (lo sono, di fatto, anche con questo racconto). Quindi un cambio di
    rotta a favore di maggiori attenzioni è un’ottima notizia.
    Una notizia.

    Passano alcune ore, e martedì pomeriggio improvvisamente il sito del
    Corriere della Sera mette addirittura in apertura, a caratteri ben
    grossi (direi “cubitali”), questo titolo.

    Al di là dell’esagerazione linguistica (“torna l’incubo Ku Klux Klan”)
    a cui siamo abituati ma non dovremmo, faceva un effetto strano. Perché,
    due giorni dopo il fatto, tanto spazio a una notizia che non era su
    nessuna homepage di news americana, e non lo era mai stata? Ancora meno
    spiegabile se cliccavate sul titolo e finivate in un articolo di sì e
    no dieci righe (sarà un po’ allungato in serata), la lunghezza di una
    notizia lateralissima.
    Poco dopo, sugli altri siti dei giornali e delle agenzie italiane, si
    fa spazio la stessa notizia con simili titoli (“bruciata viva…”),
    persino con commenti sul significato dell’accaduto. In alcuni casi con
    l’informazione che la ragazza “indossava una maglietta di Obama”,
    informazione che viene rapidamente smentita e corretta, ma non da
    tutti. Sul Fatto, per esempio, è ancora lì persino nel titolo.

    Tanta attenzione e con tanto ritardo si spiegano probabilmente, a chi è
    curioso come noi di meccanismi e percorsi della comunicazione
    giornalistica, con una sola fonte italiana che ha rilanciato la notizia
    con qualche enfasi, e a un conformismo delle redazioni che le sono
    andate dietro a valanga senza farsi domande sulla sua dimensione,
    sull’attenzione che avesse avuto negli Stati Uniti, sulla sua
    attendibilità (domande che ci siamo fatti al Post, preoccupati ci
    sfuggisse qualcosa, e non abbiamo trovato risposte soddisfacenti). Anzi
    ognuno aggiungendo una quota di sensazionalismo in più. Metteteci anche
    la seduzione cinematografica del Ku Klux Klan e la forza
    dell’immaginario anni Sessanta per i giornalisti italiani di quella
    generazione (che va matto per ogni cosa Kennedy, ancora oggi, per
    esempio).
    Martedì sera, ne hanno parlato anche i telegiornali, con l’enfasi
    drammatizzante del caso.

    Ultima tappa, stamattina la storia è su tutti quotidiani di carta:
    Repubblica, Fatto, Secolo XIX e Mattino ce l’hanno persino in prima
    pagina, tentati probabilmente dalla foto della ragazza o dei cappucci
    del Klan. Il Corriere le dà tutta la pagina 6, con intervista alla
    scrittrice Toni Morrison per parlarne. Sotto il titolo a quattro
    colonne “Ragazza nera bruciata viva Accuse al Ku Klux Klan”, nel
    sommario, probabilmente corretto e rivisto in extremis, si dice “I
    dubbi della polizia, che segue anche altre piste”. E in coda
    all’articolo di Guido Olimpio, se lo leggete, si parla della “svolta”.
    E si spiega che la storia non è vera: ma per saperlo dovete leggere le
    ultime dieci righe.

    Già, perché intorno alle 23 italiane di martedì la polizia di Winnsboro
    ha convocato una conferenza stampa per annunciare che la ragazza si è
    inventata tutta la storia.
    Interessante, no?
    Vedi anche:
    - Woodcockleaks
    - What kind of news
    - We are the media elite (vediamo di dimostrarlo)
    - Una risposta ad Avvenire
    - Un pensiero indecente
    - Un giorno come un altro
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    — 1 year ago
    #ilpost  #lucasofri  #giornalismo  #notiziechenonerano  #articolichetrovointeressanti